Fondazione Pubblicita' Progresso
I sempre più rapidi sviluppi delle tecnologie informatiche e dei sistemi di comunicazione ci segnalano che stiamo entrando in una nuova era, peraltro già definita da illustri analisti in tanti modi diversi: era dell'informazione, era della convergenza, era della conoscenza, era digitale, era interattiva.
Un'era - comunque la si voglia definire - caratterizzata da una notevole discontinuità con il passato soprattutto per quanto riguarda il modo di concepire il marketing ed i rapporti delle imprese e dei servizi con i loro consumatori/utenti. Un'era in cui la pubblicità si modifica lentamente ma progressivamente fino ad assumere un concetto molto più ampio di comunicazione.
Il progressivo spostamento delle attività di comunicazione d'impresa da un approccio monodirezionale ad uno bidirezionale (e quindi maggiormente relazionale) ci porta ad eseguire un'ampia revisione del nostro modo di agire in questo campo, sostenuti ed in un certo senso anche spinti dalle possibilità tecnologiche offerte dalla rivoluzione digitale e dallo sviluppo delle reti.
Parleremo meno di mass media e più di "massive" media, vale a dire di media capaci di farci incontrare sempre più individui e sempre meno gruppi facilmente riconducibili a cluster omogenei dal punto di vista sociodemografico.
Date le grandi possibilità di esercitare scelte ed intervenire nel dialogo da parte degli utenti/consumatori, si può affermare che essi stessi diventeranno un media. Pretendendo per di più di avere informazioni, intrattenimento, segnalazioni, partendo dal proprio punto di vista invece che da quello dell'azienda o del servizio proponente. In Italia, a causa del lento sviluppo delle reti e della troppa offerta gratuita di televisione, il fenomeno si svilupperà con molta meno rapidità che negli altri paesi. Ma ciò non toglie che non possiamo farci trovare impreparati ad una rivoluzione (ad un tempo sociale e tecnologica) che ha già dimostrato di evolversi con improvvise accelerazioni. Quello che conta più di tutto - proprio di fronte ad un immediato futuro caratterizzato dalla discontinuità e dal cambiamento di atteggiamento di utenti/consumatori - è non fossilizzarsi o arroccarsi su rendite di posizione, su schemi o metodi che sempre meno possono essere elevati a paradigma di carattere universale.
I 4 tipi fondamentali di comunicazione (iconica, associativa, persuasiva, conversazionale) continueranno certamente ad esistere, ma saranno via via combinati in modo nuovo e diverso come avviene per gli amminoacidi base del DNA fino a formare un nuovo gene della comunicazione, adatto a garantire la sopravvivenza e lo sviluppo in un nuovo contesto sociale e tecnologico. Mentre siamo impegnati a sviluppare nuovi approcci alla comunicazione, sperimentandoli insieme alle aziende, non dimentichiamoci comunque che al di là dell'entusiasmo o della curiosità per l'innovazione tecnologica, la vera differenza la fa sempre e soltanto il contenuto dell'idea capace di fa distinguere un'azienda da un'altra, un prodotto da un altro, un servizio da un altro.