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Alberto Contri ancora alla guida di Pubblicità Progresso

Dopo sedici anni di ininterrotta presidenza al vertice di Pubblicità Progresso, Alberto Contri è stato da poco rieletto per acclamazione, [...]

2 maggio 2016

Alberto Contri rieletto come Presidente di Pubblicità Progresso

Fonte: Daily Media

Dopo sedici anni di ininterrotta presidenza al vertice di Pubblicità Progresso, Alberto Contri è stato da poco rieletto per acclamazione, e per un nuovo mandato quinquennale. Una delle carriere più lunghe nel mondo delle istituzioni della pubblicità. Già come presidente di AssAP rimase per cinque anni, quando i mandati solitamente erano di due.

Si è mai chiesto il perché di questo gradimento?
«La verità è che non mi sono mai posto obiettivi temporali, di durata o di potere: ho analizzato i problemi da affrontare, e mi ci sono buttato a capofitto per cercare di risolverli, coinvolgendo come sempre gli associati disposti a dare una mano. Da soli non si fa niente. Oltretutto il mondo delle associazioni è un mondo complesso, ci sono spesso tensioni inimmaginabili, gelosie, invidie. C’è sempre il timore che uno lo faccia per la sua visibilità professionale. Se uno riesce a dribblare questi ostacoli e si impegna seriamente, i risultati arrivano. Io sono stato anche facilitato dall’essere uscito dall’agone della concorrenza pubblicitaria occupandomi d’altro (dal 99 ho fatto il Consigliere della Rai, l’A.D. di Rainet, il presidente/DG di Lombardia Film Commission) e svolgendo questo compito a titolo del tutto gratuito, anche se lo statuto della Fondazione prevede uno stipendio per una carica che è molto operativa. Ne ho fatto la mia charity personale evitando così pure eventuali appetiti di chi cerca un posto in una associazione in tempi di crisi».

Qual è stata la chiave della sua impostazione per questi incarichi associativi?
«Ho sempre puntato molto sulla formazione. Quando sono stato nominato presidente la prima volta nel 99, l’associazione era una sorta di sinecura del past-president dell’AssAP, per l’appunto. Si faceva una campagna all’anno, si mandavano a tv ed editori le cassette dello spot e gli esecutivi degli annunci stampa, e per quell’anno il lavoro era finito. Come sempre le campagne erano eccellenti, perché create dalle migliori agenzie. Appena arrivato però mi sono accorto che la modesta quota annuale pagata dai soci (che però regalano somme considerevoli in termini di lavoro e spazi pubblicitari gratuiti) non era nemmeno più in grado di pagare le spese di gestione della segreteria. Anche perché il lavoro delle campagne si stava complicando con l’avvento del web e dei social media. E poi mi ero accorto che finché c’era solo Pubblicità Progresso a fare comunicazione sociale, le campagne erano belle, creative e memorabili. Ma quando abbiamo cominciato a essere sommersi da una miriade di comunicazioni modeste e improvvisate dalle centinaia e centinaia di Onlus, il panorama ha cominciato a essere desolante. Così mi è venuta l’idea di trasformare l’associazione in una Fondazione che fosse un Centro di Formazione alla Comunicazione Sociale, che offrisse strumenti alle università, ai professionisti e alle Onlus per migliorare la comunicazione sociale nel suo complesso. Ho proposto un progetto molto ambizioso che prevedeva un archivio consultabile on-ine delle più performanti campagne sociali del mondo (oggi ce ne sono ben 2.700) per motivi di benchmark, poi seminari nelle facoltà di marketing e comunicazione, conferenze internazionali sulla comunicazione sociale, pubblicazioni di e-book gratuiti e molto altro. Per trovare le risorse necessarie ho bussato alle porte della Fondazione Cariplo che da dodici anni ci sostiene».

Come è riuscito a traghettare Pubblicità Progresso nell’ambiente dei social media?
«Da diversi anni le campagne sono impostate secondo un concetto base che poi trova adeguata applicazione grazie a tutti media classici e nuovi di cui cerchiamo di disporre in forma integrata. Mi piace citare il caso della campagna Donazione Organi, che ha portato a casa 52.000 nuovi donatori in un periodo in cui i mezzi classici, per via della crisi, ci hanno dato molto meno spazio del solito. Com’è stato possibile? Tra le tante attività che facciamo in università, c’è anche un concorso, On the move, giunto alla sua undicesima edizione. Gli studenti ci mandano i loro progetti di marketing non convenzionale, sollecitati dai novanta docenti universitari del nostro network battezzato Athena, con l’obbiettivo di vincere i premi di quindici viaggi al Parlamento Europeo. Ma oltre che mandare i loro elaborati alla nostra giuria, li postano ovviamente anche sui propri profili Facebook. Così, su quasi 200.000 contatti, un quarto sono diventati donatori».

Obiettivi del prossimo mandato?
«Far decollare la prossima campagna “Sostenibilità. Sobrietà. Solidarietà.”, che durerà due anni. Consolidare il piccolo club di soci sostenitori che abbiamo aperto con lo scopo di garantire un minimo di polmone finanziario. Ai soci sostenitori offriamo l’opportunità di impiegare il nostro marchio nelle loro attività di CSR, mettiamo a disposizione il nostro network universitario e l’opportunità di coinvolgersi nella campagna. Attualmente possiamo contare su MM (che costruisce trasporto pubblico, gestisce l’acqua e le case popolari di Milano), Roche e i Consorzi Cial e Corepla. Abbiamo ancora un paio di slot disponibili, oltretutto diamo una sorta di esclusiva merceologica… e poi si chiude, per non disperdere il valore del nostro marchio e garantire la corretta visibilità ai sostenitori. Per il prossimo autunno amplieremo la Conferenza Internazionale facendola diventare un Festival della Comunicazione Sociale, con seminari ed eventi in tutta la città. Stiamo pensando a una “Notte dei pubblivori sociali” e molto altro».

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