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Spot & Social: Super Bowl 2017 tra integrazione e parità di genere

L’evento più atteso da un’intera nazione, l’evento che ogni anno fa registrare negli Stati Uniti gli ascolti televisivi più alti: [...]

7 febbraio 2017

lady gaga

Autore: Alberto Contri

L’evento più atteso da un’intera nazione, l’evento che ogni anno fa registrare negli Stati Uniti gli ascolti televisivi più alti: si tratta del Super Bowl, finale del campionato di NFL, la lega professionistica statunitense di football americano. Un appuntamento che ogni anno regala fortissime emozioni a tutti gli americani e agli appassionati di questo sport e che, da qualche edizione, ha visto il proliferare di numerosi spunti di riflessione.

L’edizione di quest’anno non è stata ovviamente da meno: sin dall’inizio, dalle prime battute della serata più attesa del nuovo anno, è risultato evidente che si sarebbe a lungo parlato di ciò che sarebbe avvenuto sul palco. Le luci, le centinaia di droni che illuminano il cielo di Houston, si accendono sulla cantante statunitense Lady Gaga. Il luccichio del suo vestito e la stravaganza dell’artista, in pochissimi secondi passa in secondo piano, quando intona due canzoni simbolo della storia d’America. Inizia con “God bless America“, poi passa a “This Land is your land“, un classico dei movimenti di protesta, rispolverato anche nelle ultime manifestazioni contro il Bando di Trump, con quel suo ritornello che dice “This land was made for you and me“, e cioè “questa terra è stata fatta per te e per me”.

Una performance che ha mandato letteralmente in tilt i social network, personaggi famosi e non hanno twittano il nome di Lady Gaga che ha ottenuto così il suo scopo. La regina del pop in conferenza stampa era stata chiara: “Riunirò la Nazione”, aveva detto, e di certo in un momento di alta tensione dovuto ai provvedimenti contro l’immigrazione e i diritti dei rifugiati indetti dal neo Presidente degli Stati Uniti Donand Trump, l’esibizione della cantante statunitense ha dato sicuramente risalto alle manifestazioni di protesta.

Allo stesso modo, molti degli spot pubblicitari trasmessi durante le pause della partita, hanno lanciato messaggi importanti con forte valore sociale. La Coca Cola, ad esempio, ha riproposto uno spot del 2014 presentato in occasione del Super Bowl di quell’anno ma che oggi risulta ancora più attuale: a cantare “America The Beatiful” sono americani di origini asiatiche, arabe, africane, europee. Uno spot che trasmette un inno all’America ma soprattutto all’integrazione.

Ed ancora 84 Lumber, catena americana di forniture per l’edilizia, ha lanciato soltanto la prima parte del proprio spot, invitando a scoprire la conclusione sul proprio sito internet. La motivazione? Come spiegato proprio nello spot andato in scena, il suo contenuto è stato ritenuto “troppo controverso e censurato dalla televisione” in quanto Fox, detentrice dei diritti televisivi del Super Bowl, ha voluto tagliare il finale, dove figura un muro simile a quello che Trump vorrebbe costruire al confine con il Messico. Un vero e proprio cortometraggio di grande qualità cinematografica che propone una storia toccante e soprattutto un sentimento anti-Trump condiviso da buona parte del pubblico americano.

Di particolare valore sociale anche lo spot dell’Audi che punta la propria attenzione sulle pari opportunità. Un padre guarda la propria figlia gareggiare in una competizione di go-kart e si chiede: “Cosa dovrei dire a mia figlia? Che sarà valutata meno di un uomo? Che sarà pagata meno di un uomo? Che suo padre è considerato più di sua mamma? Che penseranno sempre che è inferiore a qualunque uomo che incontrerà?” Per poi concludere che no, forse non finirà così perché “il progresso è per tutti“.

Molti dei messaggi degli spot pubblicitari che frammentano l’evento sportivo più seguito al mondo che fino a poche settimane fa sarebbero stati valutati atti di buon senso civile, oggi risuonano invece come vere affermazioni politiche, un modo per far sentire la propria voce e per dimostrare come lo sport punti sempre alla condivisione e remi contro ogni forma di discriminazione.

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Spot&Social

Rubrica di Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso, con lo scopo di illustrare ogni settimana una o più campagne pubblicitarie di interesse sociale in una cornice di attualità.

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