Cercasi orgoglio Rai

Pubblicazione: 11 maggio 2001 14:27
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
Cercasi-orgoglio-Rai

RaiNoi e Contri con Baudo, Angela, Nicoletti, Gabanelli, La Porta  

La parola d'ordine è: "Non mollare. La Rai ha un grande futuro per il Paese". L'ha lanciata il consigliere d'amministrazione Alberto Contri in un incontro con i dipendenti dell'azienda, intitolato Il bello, il giusto, il vero nel mestiere di comunicare, che si è svolto ieri mattina in un teatro a poche centinaia di metri dalla sede Rai di viale Mazzini perché ritenuto dal Presidente Zaccaria "un'iniziativa personale".

In realtà a sollecitare l'incontro sono stati proprio un gruppo di dipendenti, iscritti all'associazione RaiNoi, una delle realtà più vaste fra i cosiddetti "aziendalisti" di viale Mazzini. "Il fatto che oggi si avvicini sempre più spesso alla parola tv l'aggettivo spazzatura, dovrebbe farci riflettere - ha detto loro Contri - . Così come dovrebbe farci riflettere che ci siano alcuni maitre à penser con responsabilità nel servizio pubblico, che con grande serenità e lucidità fanno addirittura della separazione, della scissione del vero dal giusto e dal bello la loro bandiera cultural - professionale.

Si arriva così a sostenere che ogni forma di programmazione è fiction, pura sostituzione della realtà con una sua protesi artificiale al fine di emozionare". Nella realtà, però "esiste per contro una quotidianità di accoglienza e di costruzione di una società più solidale che costituisce un racconto di per sé ben più emozionante di tante fiction studiate a tavolino e di tanti falsi reality-show." E ancora: "Se pluralista ha da essere, l'azienda di servizio pubblico deve poter parlare a tutte le culture e da tutte le culture. Gli esempi in Rai ci sono".

A concordare con Contri sul significato di servizio pubblico sono stati molti: da Pippo Baudo ("Questa riunione esprime una grande preoccupazione: c'è ancora posto per il servizio pubblico? Oggi la Rai vive una crisi anche a causa della divisionalizzazione, una sorta di spartizione con cui la Rai perde forza. Abbiamo una storia grandissima di cui andare fieri. Lavorare per il servizio pubblico vuol dire distinguersi dalla concorrenza") a Piero Angela, orgogliosamente "da quasi cinquant'anni alla Rai, un'azienda in cui c'è un terreno che appartiene a tutti"; da Milena Gabanelli ("Non riesco a parlar male della Rai: ha dato fiducia alla mia squadra e a settembre persino la prima serata di Raitre") a Gianluca Nicoletti: "Anziché organizzare il mercato nero dei casi umani, la Rai deve differenziarsi. Se c'è qualcosa che stride con il concetto di bello oggi è proprio la televisione". Con loro c'erano, oltre a un arrabbiato contestatore come l'autore Fernando Balestra, Elisabetta Gardini, Agostino Saccà, Marcello Del Bosco, Giuliana Del Bufalo, Paolo Ruffini e Gabriele La Porta, mentre Jader Jacobelli, malato, ha inviato una lettera in cui auspica: "Diventiamo un movimento d'opinione e un gruppo di pressione per persuadere quanti più possiamo che il Paese ha bisogno di una nuova Rai, credibile e garantita". Presente anche il segretario dell'Usigrai Roberto Natale, che ha parlato di "un partito della privatizzazione che ci vuole piccoli, virtuosi, ma ininfluenti sul mercato". Ha concluso Contri: “Fra pochi giorni ci sono le elezioni, ma quello di cui ha bisogno la Rai è un profondo cambiamento di “senso”, non di segno. Negli anni che ci separano dal digitale terrestre, la Rai potrebbe svolgere un ruolo di levatrice verso la cultura dei nuovi media soprattutto per le fasce meno alfabetizzate e fortunate, invece di sfruttarle nei reality show.”