Contri: non deve bastarci essere primi negli ascolti

Il problema della qualità televisiva esiste ancora più decisamente per la Tv di Stato, ed è un nervo scoperto che si può ignorare finché si vuole, ma più lo si ignora più torna far male.

Pubblicazione: 5 giugno 2008 11:00
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
non deve bastarci essere primi negli ascolti

Era già da un po' che non se ne parlava, e forse qualcuno, dopo i fuochi estivi dell'anno scorso, immaginava che l'argomento fosse chiuso. Ci mancavano i pubblicitari e pure una solitaria corrispondente di Variety. Ma come, proprio gli americani, con la loro pessima televisione. A voce nemmeno troppo bassa si sostiene che dietro il nuovo polverone ci sarebbe la lobby delle major cinematografiche o alcuni salotti dove quotidianamente si ordirebbero tarme televisive pilotando i telegiornali. Manca solo il richiamo al complotto "pluto- giudaico-massonico".

Più le dietrologie sono risibili, più risultano incapaci di minimizzare una verità talmente evidente da essere imbarazzante: il problema della qualità televisiva esiste ancora più decisamente per la Tv di Stato, ed è un nervo scoperto che si può ignorare finché si vuole, ma più lo si ignora più torna far male. Qualcuno sostiene che poiché è indefinibile, della qualità è inutile parlare, così come della cultura. Peccato che poi si citino serenamente percentuali nelle quali, alla voce cultura, troviamo elencati anche filmacci e produzioni pessime. Suvvia, sappiamo bene che il problema non è la definizione. Perché la qualità è un'ipotesi. La qualità è un desiderio. La qualità è una scelta. La qualità è tensione.Ci si può benissimo non riuscire sempre, il nodo della questione è se ci si vuole provare.

Per il Servizio Pubblico, il problema principale sta purtroppo nell'ambiguità della provenienza delle risorse, oramai quasi pari tra proventi da canone e da pubblicità. Senza una interpretazione della sua missione alla luce di questa situazione, si continuerà a discutere inutilmente. Il nodo da sciogliere è il seguente: la Rai è Servizio Pubblico che cerca anche pubblicità, o è un'azienda commerciale che fa anche Servizio Pubblico? Le missioni si definiscono apposta per stabilire delle priorità, le due istanze possono benissimo convivere, ma senza una scala di valori da perseguire si vive nell'ambiguità.Se ci fosse una tensione più sostanziale, le cose probabilmente non sarebbero così. Mirare all'efficienza organizzativa o al miglioramento dei margini operativi è un obiettivo fondamentale, ma non può essere un obiettivo assoluto. Anzi, come in qualunque azienda editoriale è semplicemente l'altra faccia di un buon progetto editoriale. La verità è che nel mix di programmi che oggi va in onda ci sono già una quantità di cose buone che si tratta semplicemente di valorizzare meglio. Non dovrebbe nemmeno essere così difficile, visto che con tre reti, ogni settimana si può disporre di ventuno mattine, pomeriggi, prime serate, seconde serate: una tastiera davvero ampia, con una notevole possibilità di sfumature.

Come non concordare con l'oramai unanime lamento di chi chiede di non aspettare la notte per vedere programmi di un certo spessore? Che poi non è nemmeno così, perché nessuno ha detto che la televisione "colta" debba essere noiosa. Dice bene Stefano Zacchi: " La chiave del problema è avere l'umiltà e il coraggio di comunicare cose complicate in modo semplice". Sembra quasi abbia parlato di Calepio, l'eccellente programma di Tullio De Mauro e Luigi Ridolfi. Che naturalmente va in onda alle nove del mattino. O di "Impariamo la TV", che essendo destinato ai bambini, viene mandato in onda alle 8.30, quando i bambini sono a scuola. Sono solo esempi emblematici, di programmi così in reti e testate ce ne sono molti, di temi simili da sviluppare anche, la questione è decidere se - anche a tarda sera – non si possano programmare queste trasmissioni magari al posto di sedicenti comici che raccolgono audience inferiori a quelle dei programmi cosiddetti culturali.Ecco che ritorna il problema della Bbc, parlano di programmi “braining up”, che “tiri su i cervelli” non solo nei momenti culturali, ma anche nello spettacolo e nei giochini. In questo senso la Rai ha fatto molto: da programmi consolidati a nuovi progetti di eccezionale successo. Ora si tratta di tentare di rendere quotidiano l’eccezionale rispondendo in concreto alla domanda posta in un convegno interno da Marco Posari, un autore del gruppo di Fabio Fazio: “Non ce la faremo mai se ci chiedete semplicemente di battere la concorrenza. Ce la faremo se ci chiederete di fare qualcosa di diverso.”