Gestore unico per la frequenze radio

Si parla sempre più spesso della radio come uno dei mass media più vitali e suscettibili di ulteriore sviluppo. Anche recentemente sono partiti nuovi progetti originali, come ad esempio Radio24, ad opera del Sole 24 Ore, mentre un protagonista storico come Radiorai ha subito una innovativa ristrutturazione.

Pubblicazione: 8 marzo 2000 14:21
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
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Si parla sempre più spesso della radio come uno dei mass media più vitali e suscettibili di ulteriore sviluppo. Anche recentemente sono partiti nuovi progetti originali, come ad esempio Radio24, ad opera del Sole 24 Ore, mentre un protagonista storico come Radiorai ha subito una innovativa ristrutturazione. All'effervescenza del settore non solo non ha mai corrisposto un’adeguata attività normativa e regolatrice, ma proprio mentre continuano a nascere nuove iniziative e si investe sull'ammodernamento del settore, giungono due notizie davvero sconfortanti: il Ministero delle Comunicazioni ha posticipato al 2001 ogni ipotesi di nuovo piano di assegnazione delle frequenze, mentre il Governo ha proposto di posticipare al 2008 il passaggio definitivo al digitale della radiofonia terrestre.

Queste notizie sono gravi per tutto il sistema, in quanto l’ascolto della radio è reso spesso assai difficoltoso a causa del disordine delle frequenze. Basta un piccolo viaggio in automobile per rendersi conto di come capiti assai sovente che radio locali disturbino le reti Rai: la mancanza dell’isofrequenza, poi (una frequenza uguale su tutto il territorio) rende difficile l’individuazione dei canali. Ma la situazione non migliora nemmeno per l’ascolto in casa, soprattutto in ampie zone del nord.Da anni il presidente dell’Upa (gli investitori pubblicitari) Giulio Malgara si lamenta pubblicamente di una situazione che penalizza un mezzo dalle ancora grandi opportunità.

A cosa è dovuto tutto ciò? Dal fatto che le radio cosiddette private trasmettono in larga parte dai centri abitati, “coprendo” i segnali della Rai che scendono invece dai ripetitori in montagna e in collina. All’inizio dell’esplosione radiofonica italiana del ’76, bastavano 15 watt per farsi sentire in tutta la Lombardia. Oggi, per ottenere lo steso risultato ci vogliono decine e decine di kilowatt, il che ha elevato anche assai gravemente la soglia di quella moderna forma di inquinamento che va sotto il nome di “elettrosmog”.

E’ come se tutti si fossero messi a gridare sempre più forte per farsi sentire. Molte emittenti, infatti “sovramodulano” alzando la potenza nelle ore di maggior ascolto, cosa che non è permessa alla Rai: in quanto titolare di pubblica concessione, la sovramodulazione fuori norma – pur nell’intento di farsi ascoltare come gli altri – farebbe scattare immediate sanzioni. Mentre la Rai deve sopportare stabilmente circa 600 casi di interferenze gravi. Ogni anno ne vengono sanate 120…ma altrettante ne nascono. E tutto resta come prima, trasformando anche in un insulto quella parte di canone che serve a sovvenzionare emittenti di servizio pubblico che non per responsabilità propria sono ascoltabili con grande difficoltà.

Che fare allora? Occorrerebbe trovare una soluzione in grado di rimediare alla grave carenza normativa e di ridurre rapidamente l’ancor più grave fenomeno dell’elettrosmog.Ebbene, almeno sulla carta, la soluzione esiste: si tratta di individuare un “network operator” unico, vale a dire un soggetto a cui venga assegnato il compito di sviluppare un nuovo concetto di rete in grado di razionalizzare rapidamente il sistema, producendo una serie di vantaggi:

1) I broadcaster, soprattutto i più piccoli, godrebbero del livello qualitativo di impianti realizzati ad hoc tecnologicamente avanzati per “accorpare” in un unico insediamento più emittenti2) Sia gli investimenti che i costi di gestione oggi sopportati dai broadcaster si trasformerebbero in canoni di servizio, da corrispondere al network operator; i fondi corrispondenti, a esempio per le piccole emittenti, potrebbero essere rinvenuti attraverso forme di finanziamento anche statali, come a esempio la quota di canone a essi destinata;3) I nuovi impianti permetterebbero, una volta realizzati, di procedere a operazioni di compatibilizzazione delle frequenze più semplici e coordinabili tra loro, facilitando di molto la realizzazione di un nuovo piano delle frequenze MF4) I nuovi impianti verrebbero realizzati nell’assoluta salvaguardia delle norme di rispetto dell’impatto ambientale e sull’inquinamento elettromagnetico;5) Da ultimo, una rivoluzione di questo genere potrebbe favorire la “rottamazione”di alcuni impianti, ovvero l’uscita di scena a condizioni di adeguato risarcimento di quelle numerose, piccole realtà che di fatto non sono in grado di creare valore per il sistema complessivo, ma anzi, creano solo disturbo e rumore di fondo

Il network operator di cui si parla potrebbe proprio essere la nuova società Raiway spa cui la Rai ha conferito tutte le attività del ramo di impresa relativo; alle trasmissioni dei segnali e alla quale il ministro delle Comunicazioni ha concesso di aprirsi al capitale privato per il 49%. Con gli adeguati finanziamenti a fronte di un’ipotesi certa di sviluppo sarebbe il soggetto ideale. Si potrebbe per esempio costituire un consorzio che affida a Raiway l’incarico di gestire il sistema di trasmissione. La situazione di monopolio (o al limite oligopolio) in cui si verrebbe a trovare, dovrebbe tuttavia poter essere ben accetta dal sistema in quanto in grado di favorire lo sviluppo del mercato. Senza dimenticare che – proprio per l’apertura al capitale privato – in Raiway potrebbero entrare anche broadcaster privati.

In fondo un esempio del genere esiste già in Francia: è quello della Tdf, che opera in esclusiva per il servizio pubblico e, secondo regole di trasparenza, nel libero mercato pur mantenendo una posizione di leader.In nome dell’interesse degli ascoltatori, degli utenti pubblicitari, delle emittenti e – non ultimo – dei cittadini che pur pagando il canone non riescono nemmeno a sentire la radio del servizio pubblico – penso che su una proposta del genere convenga riflettere al più presto.