Il significato del bene comune

Lectio magistralis del Cardinale Angelo Scola sul significato di bene comune

Pubblicazione: 26 aprile 2012 18:55
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
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Sarebbe del tutto illusorio pensare che il mero ricorso alla categoria di “bene comune” possa fungere oggi da punto di riferimento per l’edificazione della vita sociale. Basti riflettere sul dato che questa categoria teorica è propria di una “etica sostantiva”, un’etica che veicola, quindi, una determinata concezione del bene umano. Etiche sostantive non possono di fatto essere poste alla base di società pluralistiche come quelle attuali.

Il significato della categoria di “bene comune” è infatti assai problematica nell’odierna condizione sociale pluralistica che, con Maritain, possiamo definire di babélisme: «La voce che ciascuno proferisce non è che un puro rumore per i suoi compagni di viaggio». In questo senso potremmo dire che viviamo una crisi comunicativa. Non riusciamo a raggiungere una concezione universale dell’uomo come orizzonte di una comune intesa. In assenza di questo codice, la pluralità fa problema, tanto più che l’aumento e l’accelerazione dei flussi migratori (processo di meticciato di civiltà) hanno decisamente cambiato l’assetto del mondo: i “diversi” che noi siamo si trovano – volenti o nolenti – a dover progettare una convivenza, senza poter più contare sui grandi racconti del passato, su quelle potenti narrazioni che suggerivano d’emblée le coordinate del bene comune. Sembra che oggi non sia più possibile raccontare in modo credibile la verità circa l’esperienza umana. Viviamo ormai nella convinzione più o meno esplicita che la ragione umana sia uno strumento debole, incapace di portare a termine il compito di conoscere la realtà e di stabilire valori da tutti condivisibili.Considerata l’atmosfera che respiriamo, si capisce quanto sia divenuto difficile comunicare tra persone e soggetti associati che hanno concezioni del mondo così diverse e contrastanti. Non è un caso che le democrazie siano oggi per lo più in crisi. Dobbiamo rassegnarci a questo stato di cose o è invece possibile trovare strade percorribili per il recupero del valore sostanziale del “bene comune” in vista dell’edificazione di una società che renda possibile la “vita buona”?La difficoltà a comunicare a questo livello costitutivo della vita civile va considerata come un grave sintomo da non sottovalutare, se vogliamo difendere lo spazio politico di una convivenza democratica. Habermas è sempre stato particolarmente attento a questo indicatore: «La condizione in cui si trova una democrazia si può accertare solo sentendo il polso del suo spazio pubblico politico».