Il tempo della fretta. Vivere o sopravvivere nella società dell'urgenza?

Fra le tante innovazioni e trasformazioni promosse in questo quinquennio, si può certamente annoverare una intensa attività di ricerca nel campo delle trasformazioni sociali, con il conseguente impulso ad effettuare indagini che ne rilevassero il valore, il significato, la portata.

Pubblicazione: 19 giugno 1996 15:42
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
Il tempo della fretta Vivere o sopravvivere nella società dell'urgenza?

Perché un convegno sulla fretta?

Gennaio 1998 segna la fine di un periodo di 5 anni durante il quale ho avuto l'onore e la responsabilità di gestire la presidenza dell' AssAP - As¬sociazione Italiana Agenzie di Pubblicità e Consulenza di Comunicazione. Fra le tante innovazioni e trasformazioni promosse in questo quinquennio, si può certamente annoverare una intensa attività di ricerca nel campo delle trasformazioni sociali, con il conseguente impulso ad effettuare indagini che ne rilevassero il valore, il significato, la portata. Lo scopo era ed é quello di mettere in grado le agenzie associate di essere sempre meglio sintonizzate con il pensiero, gli atteggiamenti e i comportamenti dell 'intera popolazione.

Con un interessante effetto collaterale: di scoprire vettori di cambiamento, trend, atteggiamenti e comportamenti che non interessano solo gli esperti del settore della comunicazione, ma hanno una oggettiva rilevanza sociale. Molte sono state le ricerche realizzate in questi anni, sia di carattere tecnico che di carattere più generale: certamente molto nuova ed interessante é stata quella che abbiamo commissionato ad Eurisko, intesa a cogliere i "segnali deboli di cambiamento".L'intuizione alla base di questo progetto fu sollecitata dalla riflessione re¬lativa alla sensazione di una progressiva accelerazione del tempo, a cau¬sa della quale le ricerche tradizionali si rivelavano - per alcuni aspetti - già superate al momento della loro pubblicazione.Così che i comunicatori di impresa rischiavano - e rischiano ancora - di essere spesso fuori sintonia con i destinatari dei loro messaggi.Le ricerche tradizionali, o comunque lette in modo tradizionale, rilevano soprattutto i segnali forti. Saper cogliere i segnali deboli in tempo utile (assumendosi naturalmente una certa dose di rischio interpretativo) può costituire un notevole vantaggio competitivo per chi li ha saputi individuare per tempo in modo corretto.Molti in realtà erano i trend emersi da questa particolare indagine, che dopo alcuni anni si sono oramai confermati, diventando segnali "forti". Ma ciò che più mi colpì fu il profilo della nostra popolazione che sembrava emergere, oscillante tra due momenti tutt'altro che rassicuranti:l) la mancanza del senso della storia;2) la paura del futuro.E con in mezzo un nuovo problema, assolutamente trasversale a quasi tutte le categorie sociali, e non più appannaggio - come sosteneva lo stereotipo¬solo dei manager e dei professionisti ultraimpegnati: la sensazione della continua mancanza di tempo.Durante un occasionale incontro conviviale con Willy Pasini, scrittore e insegnante di Psichiatria e Psicologia medica all'Università di Ginevra, scoprii che il problema stava anche "venendo a galla" nella pratica clinica per i suoi riflessi sul privato. Parlandone poi con Giuseppe Cattaneo, Consigliere della Fondazione IBM, anch'egli molto sensibile a questa tematica per i suoi riflessi sul lavoro, nacque ben presto l'idea di un convegno che affrontasse la questione della fretta su due fronti: quello del Pubblico e quello del Privato. Insieme a Cattaneo e Pasini abbiamo quindi dato vita ad una redazione virtuale (tutta via fax e telefono, per risparmiare tempo ... ) che ne ha impostato il programma.Se tutto é stato fatto in tempi notevolmente brevi, visti gli impegni dei tre particolari redattori, c'è invece voluto molto più tempo per giungere alla pubblicazione degli Atti. Semplicemente perché i molti relatori, pressati dalle urgenze della loro vita professionale e privata, hanno fatto fatica a trovare il tempo necessario per la revisione delle bozze dei propri interventi. La somma dei tempi singoli ha quindi costituito un "tempo collettivo" piuttosto lungo, addirittura superiore ad un anno!Ma poiché l'intuizione era più che giusta, il segnale del tempo come fattore critico della nostra epoca é stato poi ampiamente ripreso da analisti e opinionisti, che hanno cominciato a valutarne l'impatto in moltissimi settori della vita pubblica e privata.Sono quindi certo che la lettura di questi atti sia di un'attualità notevolmente stimolante.U n particolare ringraziamento a Coordinatori e Relatori, che oltre ad inter¬venire al convegno hanno trovato anche il tempo per la revisione degli interventi.

Alberto Contri