La donazione di organi: che modello mentale è implicito? Proposta di uno strumento di rilevazione

Un vasto corpo di ricerche ha messo in luce che buona parte dei nostri comportamenti dipende dal modo in cui ci rappresentiamo la realtà, in particolare dai modelli mentali che elaboriamo rispetto ad essa.

Pubblicazione: 17 aprile 2014 10:30
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
Donazione-Organi-ricerca

Un vasto corpo di ricerche ha messo in luce che buona parte dei nostri comportamenti dipende dal modo in cui ci rappresentiamo la realtà, in particolare dai modelli mentali che elaboriamo rispetto ad essa. I modelli mentali sono specie di micro-teorie che gli individui si costruiscono circa aspetti del mondo in cui vivono. Si parla infatti al riguardo anche di “teorie ingenue” — perché affiorano in modo spontaneo dall'esperienza personale, al di fuori della trasmissione culturale delle nozioni e dell’expertise o di “teorie alternative” — in quanto costituiscono spiegazioni differenti, rispetto a quelle “scientifiche”, dei fenomeni.Un modello mentale è un’organizzazione cognitiva strutturata, un insieme integrato di elementi tra loro altamente coesi, un’interpretazione a suo modo coerente della realtà cui facciamo riferimento per comprendere la realtà e per compiere anticipazioni, avanzare ipotesi, risolvere problemi, prendere decisioni. In genere un modello mentale riesce a “salvare i fenomeni”, ossia ci porta a concepire i fenomeni in un modo che si accorda con le nostre esperienze, con i dati di cui disponiamo e anche con i presupposti che usualmente condividiamo. Ciò spiega perché le persone sono in genere riluttanti a rinunciare ai propri modelli mentali in favore di altri, anche se questi ultimi vengono presentati come culturalmente più accreditati.Si può ritenere che anche rispetto alla donazione di organi le scelte degli individui siano orientate dal loro modello mentale. Le persone cioè potrebbero essere indotte ad astenersi dal sottoscrivere l’adesione alla proposta di permette l’espianto di propri organi dopo la morte perché, al di là delle informazioni che hanno recepito e al di là della propria sensibilità sociale o altruismo, hanno una concezione del proprio corpo, della morte biologica e dell’espianto di organi che induce a percepire la privazione di uno o più organi come una “violenza” alla propria identità. Diventa allora importante cercare di comprendere qual è il modello mentale del processo in questione che le persone elaborano, al fine di mirare meglio la comunicazione (sia attraverso i mass media che il rapporto personale diretto) per aiutarle a mutare le proprie convinzioni e il proprio atteggiamento rispetto alla donazione di organi. Lo strumento qui presentato ha proprio l’obiettivo di permettere di identificare il modello mentale della donazione posseduto da chi lo compila e su questa base giungere a una profilatura dei target della comunicazione per poterla diversificare.

Descrizione dello strumentoIl questionario sulla donazione degli organi è stato messo a punto da alcuni studenti di Psicologia Cognitiva Applicata (Stefano Cesana, Eliseo di Lecce, Elena Miani, Sofia Pergami Feroldi e Desirèe Rega) con la supervisione del Prof. Alessandro Antonietti e della tutor Dott.ssa Valentina Rita Andolfi.

ConclusioniSul piano scientifico la micro-ricerca compiuta ha messo in luce che, rispetto alla donazione di organi, esiste, come per altri temi, una parziale scissione tra le convinzioni esplicitate dai soggetti e i latenti modelli mentali. Mentre quando si tratta di riconoscersi in affermazioni generali ed astratte i rispondenti hanno messo in luce una visione sostanzialmente “razionale” del corpo (corpo privo di elementi “psicologici”/spirituali e personali dopo la morte), della morte (“quando si è morti si è morti”) e della donazione (dono di cui tutti devono beneficiare), quando sono chiamati a confrontarsi con casi particolari e concreti emergono aspetti di “irrazionalità”: la disponibilità alla donazione richiede una certezza ulteriore, rispetto a quella dichiarata dagli esperti, circa l’effettiva cessazione della vita; la vicinanza, l’affinità e il valore del beneficiario aumentano la disponibilità alla donazione; gli aspetti “estetici” hanno la loro importanza. E’ interessare rilevare che questa discrepanza si sia manifestata in soggetti acculturati e poco esposti (per luogo di residenza e non-appartenenza religiosa) a influenzamenti “mistici”.Sul piano metodologico la rilevazione ha messo in luce l’adeguatezza dello strumento, provata dalla dissociazione prima commentata tra il piano implicito ed esplicito delle convinzioni, dalla coerenza delle risposte entro il medesimo piano e dalle distribuzioni delle risposte, che tranne in pochi casi, si sono distribuite lungo tutta la gamma dei valori possibili senza addensamenti esclusivi verso uno dei due poli del continuum di risposta.Sul piano dell’intervento lo strumento si segnala per la possibile applicazione in due direzioni: a) per rilevare le rappresentazioni dominanti in una popolazione; b) per individuare dei profili di rispondenti. Nel primo caso ciò potrebbe essere utile per calibrare gli obiettivi e i contenuti delle campagne di comunicazione sociale, nel secondo caso per avere una preliminare caratterizzazione dell’interlocutore cui rivolgersi per indurlo alla donazione di organi (sapendo preliminarmente qual è la sua rappresentazione, nell’interazione con lui/lei insisterò su certi punti ecc.).