Rai, non è mai troppo tardi

C'è un'espressione piuttosto inquietante che si affaccia sempre più spesso nel lessico quotidiano: si tratta del "digital divide", vale a dire quel fossato che divide le popolazioni informaticamente alfabetizzate da quelle che non dispongono di sufficienti conoscenze in questo settore, restando per questo condannate a una progressiva marginalizzazione.

Pubblicazione: 5 marzo 2003 10:55
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
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C'è un'espressione piuttosto inquietante che si affaccia sempre più spesso nel lessico quotidiano: si tratta del "digital divide", vale a dire quel fossato che divide le popolazioni informaticamente alfabetizzate da quelle che non dispongono di sufficienti conoscenze in questo settore, restando per questo condannate a una progressiva marginalizzazione. In molti ambiti di Governo, in particolare i ministeri delle Comunicazioni e dell'Innovazione, ci si sta confrontando a tutto campo con la questione: perché il fossato digitale si sta allargando non soltanto tra Paesi ricchi e poveri, ma anche all'interno delle nazioni, tra cui la nostra, che pure è una delle maggiori potenze industriali al mondo. Tutte le indagini sulla nostra società mostrano come il minaccioso divario si stia interponendo anche tra generazioni e tra fasce più o meno colte di popolazione. Nel tentativo di invertire la tendenza, Pubblicità Progresso ha promosso tre anni fa una campagna sul tema "Chi si aggiorna cresce". Una campagna che ha già dato eccellenti risultati di sensibilizzazione (dalla decisione del ministero della Pubblica Istruzione di promuovere fin dalle primissime classi lo studio di inglese e informatica, alla moltiplicazione dei corsi che si è verificata soprattutto tra gli artigiani e le piccole e media imprese).

Opportunità. Ma manca ancora qualcosa, un quid molto importante, che dovrebbe essere messo a disposizione del Paese dall'azienda di servizio pubblico per eccellenza: la Rai, che pure qualcosa ha cominciato a fare. Da 50° che era, e con assai scarsi investimenti, il portale internet Rai.it è oggi tra i più frequentati dai navigatori: ed è diventato addirittura il primo tra i portali di news. Ma stiamo pur sempre parlando della fascia già alfabetizzata della popolazione. Per cambiare veramente registro, occorre non lasciarsi sfuggire la grande opportunità della convergenza delle tecnologie, che sta ormai coinvolgendo televisione satellitare tematica, radiofonia, Internet, telefonia. Non dobbiamo lasciarci ingannare dagli insuccessi che stanno coinvolgendo alcune pay-tv in Europa. Se si fosse riflettuto abbastanza su ciò che muove un utente-consumatore a spendere il suo denaro, non ci si sarebbe fatti trascinare con un così improvvido entusiasmo da una troppo facile mitologia tecnico-calcistica.

Eppure già diversi anni fa, proprio su "Wired", la principale rivista di culto del mondo internet, si titolava, a proposito dell'eccessivo entusiasmo per le nuove offerte multimediali: "Ci sarà davvero qualcuno disposto a pagare per questa roba?" Così oggi assistiamo a una serie crescente di difficoltà, e anche a clamorosi fallimenti. Un buon motivo per fermarsi? Direi di no. Semmai un buon motivo per riflettere, anche su quanto mi ero già permesso di scrivere nel lontano '94 su questo stesso giornale: "Non si possono impunemente forzare contenuti vecchi in contesti nuovi, sperando in un facile business".

Canali tematiciOsservando certi canali tematici, come si può immaginare che qualcuno sia disposto a pagare anche poche migliaia di lire per programmi fatti con gli avanzi della tv generalista di cui fino a poco prima si poteva fruire gratuitamente? Osservandone certi altri si capisce invece come facendo leva sugli interessi, sulle passioni e sugli hobby di precise fasce di popolazione si possano costruire nuove occasioni d’ascolto. E’ facendo leva proprio sugli aspetti ludici e hobbistici che è possibile – tramite la chiave del divertimento e dell’interesse – far passare anche i rudimenti di una cultura informatica di base: già insegnare a ultra-cinquantenni semi-analfabeti a navigare in un menù interattivo di un canale tematico è un primo importante passo avanti. Il resto, se presentato con stimoli alla curiosità e capacità di racconto adeguati, senz’altro seguirà. Ma forse bisogna farlo, ben prima di pensare al business, immaginando uno sforzo di alfabetizzazione del Paese che ha a che fare con una qualche forma di missione. Ed è per questo che entra in gioco il servizio pubblico, con tutte le articolate potenzialità dei più diversi mezzi di comunicazioni a sua disposizione.

Tv generalisteCerto, per non ripetere gli errori del passato, bisognerà fare molta attenzione alla scelta degli operatori. C’è francamente da allarmarsi, infatti, nel leggere le dichiarazioni d’amore per le tv tematiche da parte di direttori, autori, anchor-man diventati famosi con la tv generalista. Perché tutti esprimono lo stesso concetto: “Vorrei tanto occuparmi dei nuovi canali tematici perché lì finalmente non c’è l’assillo degli ascolti”. Sic!E pensare che i canali tematici sono proprio l’opposto: ancor di più che nella tv generalista, dove si è purtroppo e da troppo tempo abituati a sparare nel mucchio, in questo nuovo ambiente la conquista del pubblico è una battaglia che si fa catturando una persona alla volta… quindi con una fatica, una dedizione, una conoscenza delle nuove tecnologie, una povertà di risorse (e di compensi!) del tutto sconosciute al mondo della tv di massa.L’era della convergenza costituisce quindi la grande occasione per la Rai di dimostrare le ragioni della sua esistenza impegnandosi in un grande disegno di alfabetizzazione, da svolgere con tecnologia vecchie e nuove, aprendo la strada all’era della tv digitale e interattiva. Raccogliendo il motto e la sfida del maestro Manzi, che ammoniva con grande fiducia nel futuro “Non è mai troppo tardi”.