Web e tv, il duello si gioca sui contenuti

Pubblicazione: 18 maggio 2008 18:33
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
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Sullo scorso numero di "Comunicando" abbia­mo accennato al problema dell'abitudine alla rendi­ta di posizione, che per sua natura costituisce un ostacolo all'innovazione. Un lettore mi ha fatto notare che i palinsesti Rai sarebbero sostanzialmente gli stessi da più di 6 anni, il che trattiene gli spettato­ri anziani ma non cattura i giovani, anzi li perde. Nel frattempo sta esplodendo il boom dei canali satelli­tari e della web-tv, con diverse fortune a seconda dei paesi. E in Italia il duopolio scricchiola ma resiste, non si sa sino a quando. L'attivismo di Murdoch nel cercare di acquisire ovunque sia possibile sia nuovi canali satellitari che piattaforme internet dimostra che una volta aperta la caccia alle nuove modalità di offerta, non si può però più stare fermi. La maledizione della "rendita". Ma la maledizione della "rendita" colpisce gli stessi innovatori come Murdoch, che accusa il nuovo servizio di I-Player offerto dalla BBC di danneggiare i concorrenti commerciali. Da quando la BBC ha lanciato il 25 dicembre scorso il nuovo e accatti­vante servizio che permette di rivedere via web i programmi andati in onda sulla tv,sono già pervenu­te circa 17,5 milioni di richieste di accesso, nonostan­te le polemiche della piccola ma rumorosa comunità degli user Mac, visto che il servizio, per ovvi motivi di mercato, è per ora disponibile solo per computer Dos. A fronte di tanto successo, la BBC ha deciso di investirci 131 milioni di sterline in cinque anni. La straordinaria performance di I-Player, poiché la pro­grammazione del servizio pubblico britannico non è contestualmente cambiata, dimostra che basta già liberare i programmi dal vincolo di un preciso orario di palinsesto per trovare il pubblico che non era di­sponibile alla visione nell'orario deciso dal broadcaster. Se poi si comincia ad intervenire con ulteriori modifiche editoriali sui programmi, rendendoli più consoni alla sintassi veloce della rete, il gradimento dei navigatori è sempre più assicurato. Comprensibile quindi che Murdoch si preoccupi ma viene quasi da dire che "chi di spada ferisce di spada perisce". Infatti, dopo aver scommesso su una piattaforma con centinaia di offerte, vive come una minaccia il moltiplicarsi di offerte concorrenti su in­ternet, oltretutto gratuite. Ma "questo è il mercato, baby", o no? Pericoloso nemico della rendita di posizione è il "churn", termine che assomiglia ad una parolaccia milanese, e invece sta a significare l'ab­bandono di un utente che si rivolge ad un concorrente o disdice l'abbonamento. L'offerta molto arti­colata dovrebbe costituire uno dei principali argini al churn, il che è vero solo in teoria. Se andiamo ad esaminare sia le piattaforme satellitari che i grandi portali, ci accorgiamo che - nel pieno e totale rispet­to della legge di Pareto - è sempre un numero mol­to ridotto di canali e di siti a raccogliere la stragran­de maggioranza degli utenti. Il che costituisce un gran bel problema per la quadratura dei conti visto che non è così semplice fidelizzare gli utenti contan­do semplicemente sulla pluralità dell'offerta. Se infatti cliccate sul sito di studiouniversal.it, tro­vate già oltre cinquecento messaggi di utenti imbufali­ti di fronte all'annuncio che a fine maggio uno dei più apprezzati canali di cinema sparirà dalla piattaforma di Sky Italia, evidentemente per il mancato raggiungimento di accordi contrattuali. Le minacce di disdire l'abbonamento sono molte, così come molti sono gli utenti che mal digeriscono la crescente presenza di pubblicità nonostante i canali siano distribuiti a paga­mento. inoltre gli appassionati di cinema, che certa­mente costituiscono una fetta assai significativa di ab­bonati, fanno notare che a loro di tutte le altre centi­naia di canali importa assai poco. Una nuova questione: la Net-Neutrality. Ma se le acque della tv sono sempre più agita­te, anche quelle del web sono in grande movimen­to. La causa è la cosiddetta net-neutrality, la neutra­lità della rete, per la quale si stanno battendo davan­ti alla Commissione del Senato Americano i sinda­cati degli artisti e degli scrittori, sostenendo che i fornitori di accesso devono fornire a tutti i consu­matori uguale e libero accesso ai siti web legali. In caso contrario si assisterebbe ad un controllo della rete da parte dei provider che per i propri interessi finanziari renderebbero di fatto impossibile a qualunque artista indipendente di competere. Apprendiamo da Variety che la Motion Picture Association of America si oppone a qualsiasi tenta­tivo di imporre la Neutralità della Rete, perché im­pedirebbe ai fornitori di banda larga di proteggere i propri canali dalla pirateria. L'argomento non pare così solido, soprattutto se confrontato con l'allarme lanciato da Patric Verrone, presidente della Writers Guild of America West: "Circa vent'anni fa esiste­vano almeno trenta diverse società che produceva­no e distribuivano indipendentemente programmi televisivi per le nuove piattaforme via cavo. Oggi ci siamo ridotti a sette multinazionali integrate verti­calmente, che controllano non solo la tv via cavo, ma anche quella via etere e pure l'informazione. Oggi internet ha un incredibile potenziale per rianimare il settore degli artisti indipendenti, che sarà però tale solo se la rete resterà neutrale".Il contenuto è re, ma..Anni fa, su Wired, la rivista di culto del web, qual­cuno scrisse il fortunato assioma: "The contest is queen, but the content is king", intendendo come contest proprio le tecnologie di trasmissione.Secondo Verrone, che probabilmente ha ragione, "l'assioma è sempre valido, ma è anche vero che chi controlla l'accesso al re, controlla il reame. Senza la ga­ranzia della net-neutrality, il controllo non è nelle ma­ni né del consumatore né in quelle dei creatori di con­tenuti ma in quelle dei distributori.La questione è tutt'altro che marginale, perché non ha solo a che fare con il business, ma anche con la democrazia e lo sviluppo della creatività diffusa.