Web & tv, dove il tempo è senza tempo

Pubblicazione: 16 giugno 2008 10:22
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: Articoli
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Current tv è un esperimento interessante e moderno. Guardando con occhio attento e un po' distaccato che cosa sta succedendo nel mondo della tv e di internet, si ha la netta sensazione che ben pochi si rendano conto di quanto sia travolgente la rivoluzione in atto, che non è soltanto tecnologica, anzi. Se pensiamo anche ai contenuti supportati dalle nuove piattafor­me, con un neologismo inventato lì per lì, penso sia più corretto parlare globalmente di una rivoluzione tecno-alogica (proprio nel senso di alfa privativo). Alla progressiva perdita di senso della programmazione tradizionale, priva di obbiettivi alti di qualità dall'informazione all'intrattenimento, priva di ogni tentativo di sviluppare un po' di senso critico a causa della spasmodica ricerca di una audience che può essere grande solo perché fatta di pecore, si sta accompagnando lo sviluppo di una popolazione "capace di dedicare sempre meno tempo a singoli pezzi di media, e quindi di col­lezionare frammenti" (l'autocitazione è proprio d'obbligo). Finita l'era del tempo collet­tivo (tutti insieme davanti ad un evento), il "prime-time" diventa "my-time", che io pos­so gestire guardando le cose che voglio, quan­do voglio, magari anche più cose contempora­neamente grazie al multitasking. Imperversa la logica del frammento E' il più grande attacco che sia mai stato portato alla logica del flusso temporale, che sicuramente sta già producendo danni evi­denti sul cervello delle giovani generazioni. Perché la logica del frammento è una logica semplicemente devastante, in quanto a lungo andare impedisce la costruzione di quel pen­siero analitico, sintetico, olistico che ha reso gigantesche le culture orientali e poi quelle occidentali fino al 900. Ma questo concetto lo riprenderemo dopo.In precedenti articoli abbiamo già de­scritto i riflessi sul sistema dei media della fi­ne del tempo collettivo: diaspora e frammen­tazione delle audience, crisi degli investimen­ti pubblicitari tradizionali, nuovi modelli di business tutti da scoprire. Sia broadcaster che provider di accesso, così come grandi e picco­le società di produzione si stanno buttando a capofitto sull'offerta via web di contenuti free, pay, e di un misto dei due. La moda de­gli User Generated Content, esplosa grazie a You Tube sta contagiando tutti quanti, sicchè in questi giorni assistiamo ad una esplosione di iniziative come Ftrst TV, Yalp, QooB TV, Glomera, Current TV. Vero marketing o semplici desideri? Tutti ci provano a loro modo, con il loro retaggio culturale e professionale, sicchè i prodotti editoriali riflettono in pieno le loro aspirazioni di marketing.Che cosa è abituato a raccogliere per defi­nizione un provider telefonico? Traffico e utenti, naturalmente. Ecco allora che Yalp, ap­pena lanciato da Telecom Italia, propone una insalata russa di offerte: 19 canali generalisti nazionali e internazionali, canali di squadre calcistiche, sport, cinema, musica, sia gratuiti che a pagamento, canali tv personali di conte­nuti realizzati dagli utenti. L'ovvio desiderio è quello di garantire un'offerta talmente esau­stiva da fare in modo che i più diversi naviga­tori, con i più diversi interessi, scelgano Yalp come "landing page". Ma temo che l'offerta di tutto e il contrario di tutto costituisca un paradosso indigeribile.Più omogenea pare l'offerta di QooB TV, nata da Telecom Italia Media e da MTV: assai difficilmente digeribile lo styling del sito se non forse da giovanissimi già abituati a vivere di frammenti sconnessi. Ma è fortemente pro­babile che sia voluto, cosa anche un po' preoc­cupante in termini di cultura complessiva. La proposta innovativa di Current TV La proposta più interessante è quella di Current TV, la web tv di Al Gore, presente da pochi giorni anche in Italia sia sul web che sul canale 130 di SKY. Si tratta di un canale che offre informazioni e programmi di cultu­ra varia al 70% prodotti dall'editore e al 30% realizzati dagli utenti. La durata di ogni programma non supera i 7-8 minuti, durata che sembra oramai essere quella standard accettata dai navigatori. Il racconto televisi­vo è molto simile all'approccio dell'inchiesta giornalistica stile Gabanelli (Report), tanto per intenderci. Il fatto assai interessante è che i contributi accettati vengono remunera­ti con somme che vanno dai 200 ai 1000 eu­ro, e che l'editore pretende un certo standard di qualità, sia in termini di ripresa, di mon­taggio e di sceneggiatura. Pretende inoltre una serie di liberatorie riguardo al­le persone riprese e alla musica uti­lizzata. Non manca inoltre di se­gnalare brani musicali utilizzabili oltre che dare consigli tecnici. Sul sito web, realizzato con una bella interfaccia chiara e comprensibile, i video vengono raccolti per temati­che e sono selezionabili secondo le solite classifiche dei più votati, dei video correlati eccetera. La redazione si in­carica di verificare la serietà e la veridicità dei contenuti proposti. Luci e ombre di un progetto progetto interessante. Indubbiamente la partecipazione del pubblico alla realizzazione del canale offre spun­ti di grande interesse, non certo per la tanto sbandierata democrazia, anzi: il fatto che ci sia una redazione che sceglie e seleziona significa proprio che un pensiero editoriale strutturato è sempre necessario, se si vogliono garantire i parametri di qualità che ci si è proposti. E de­mocrazia non vuol dire accettare dal pubblico qualsiasi cosa passa per la testa a qualcuno. Pure il fatto della remunerazione è molto in­teressante, anche se quelle cifre non possono affatto remunerare un bel programma ben pensato, ben girato e ben montato, magari da più persone, e con telecamere, microfoni e mixer di una certa qualità. Sarebbe grave che molti giovani si illudessero di guadagnare fa­cendo i reporter di una tv del genere, mentre è certo che il desiderio di vedersi pubblicato il pezzo costituisce uno straordinario stimolo per chi intende avvicinarsi al mondo dell'au­diovisivo a migliorarsi puntando ad una qua­lità sempre più professionale.Il paradosso di ShakespeareE' il paradosso che Shakespeare aveva sa­puto intuire con una straordinaria capacità anticipatrice quando aveva messo in bocca ad Amleto questa frase bellissima e sconvolgen­te: "Il tempo è uscito dai cardini. Dannata sor­te rimetterlo in sesto'. Prendiamo quindi quello che c'è di nuovo in iniziative come questa e vediamo di capirle e magari miglio­rarle. Ma rendiamoci conto che abituandoci a fruire e vivere di frammenti stiamo tutti ri­schiando fortemente di andare fuori asse ri­spetto al tempo della storia. E vediamo di non dare per scontato che qualsiasi cosa sia possibile grazie allo sviluppo tecno-alogico sia un bene per lo sviluppo della società.