Lectio Magistralis di Salvatore Natoli

Intervento completo di Salvatore Natoli alla IX Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale.

Pubblicazione: 2 dicembre 2013 16:50
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: News
IX Conferenza Internazionale della Comunicazione SocialeIl valore della diversità.Verso una nuova cultura di genereMilano, Università IULM, 18 novembre 2013Lectio magistralis di Salvatore Natoli(Testo non rivisto dall’autore)

La mia è una riflessione che in qualche modo vuole essere di cornice rispetto al tema specifico che voi affronterete e che appare come sottotitolo dell’incontro, cioè la differenza di genere. Io rifletterò sulla differenza, e sulla differenza in relazione a un altro termine molto importante, che è l’uguaglianza.

Se voi ci riflettete, l’uguaglianza può entrare in conflitto con la differenza. Come rendere compatibile la differenza rispetto all’uguaglianza?

Nel rapporto uguaglianza/differenza c’è anche la differenza di genere. Da notare che la differenza di genere è stata omologata per lungo tempo a quella di natura umana. La natura umana è una e quindi la differenza di genere è stata quasi coperta, omologata dalla unicità della natura umana. La universalità della natura umana ha occultato questa differenza. Ma non solo l’ha occultata, ma in taluni casi, e la lunga storia del genere lo dimostra, non solo è stata occultata ma si è negata l’uguaglianza stessa. Se non si è negata l’uguaglianza di natura, certamente si è negata l’uguaglianza relativamente ai diritti.

La lunga storia dell’umanità occidentale ha visto sostanzialmente il genere femminile o omologato al genere maschile, quindi senza un’identità specifica o, quando l’ha avuta, con una identità che è stata definita come secondaria rispetto a quella dell’uomo, se non termini di natura – in taluni casi ci sono stati dei dibattiti “se la donna avesse o no l’anima” – certamente in termini di parità di diritto.

E quando si dice diritto, diciamo sostanzialmente diritto pubblico. Che poi le donne nell’ambito e nel contesto familiare avessero un grande potere, che ci fosse un grande matriarcato nella storia della cultura occidentale è cosa nota. Ma questo invisibile poderoso che ha retto la storia non diventava visibile nella dimensione pubblica. E per avere un’idea della potenza del femminile basti ricordare la madre di Rocco e i suoi fratelli di Visconti, un elemento forte che tiene insieme. Ecco, gli uomini sono uguali (partiamo da questo assunto) in ragione della comune umanità. Quindi uguali dinanzi alla legge, titolari degli stessi diritti, obbligati agli stessi doveri. Ora, l’uguaglianza così formulata è relativamente recente, è apparsa da poco, ed è per nulla universale. Anzi, ci sono regioni del mondo strutturate ancora secondo gerarchie, e se non per caste certamente per ceti: la differenza tra le professioni manuali, i lavori servili e le elite culturali. Ancora oggi nella sostanza, nello spazio mondo, noi vediamo un’eguaglianza non raggiunta.

E allora una prima riflessione: l’uguaglianza è una scoperta o una conquista abbastanza recente; in realtà, contrariamente a quello che si crede, la cultura delle differenze precede quella dell’eguaglianza.

La precede di molto. Ma come la precede? La precede contro l’uguaglianza, perché l’umanità ha prima conosciuto le differenze e, molto tardi, l’uguaglianza. Tutti quei pregiudizi che ancora ci sono nascono dal fatto di una pre-esistenza delle differenze rispetto all'uguaglianza.

Ma che cos’erano le differenze prima dell’eguaglianza? Erano differenze concepite in termini di gerarchia e di valore. L’umanità non era una, C’erano gli uomini riusciti, gli uomini superiori... Basta ricordare le grandi ricerche di un grande comparatista come Dumézil, il quale parlava delle tre grandi funzioni sociali: Jupiter, Mars, Quirinus, la dimensione sacerdotale, la dimensione guerriera e la dimensione servile: tre tipi di umanità. Il sacerdozio è il rapporto con il divino, la guerra pertiene al comando sulla terra, la servitù come elemento per alimentare e riprodurre la specie.

Le differenze c’erano, eccome c’erano le differenze! E pesanti. Le donne, in questo sistema di differenze, erano a un livello bassissimo: o associate al signore, e quindi valutate in relazione al signore, oppure parificate al servile come tale.

Ora, in quella società delle differenze c’era una bassissima mobilità sociale e dentro una medesima società e cultura, tra soggetti umani diversi, le differenze erano molto più accentuate: non solo le differenze dentro una stessa società (sacerdoti, guerrieri, servi), ma la differenza tra società esterne l’una all’altra, la differenza, ad esempio, tra i civili e i barbari, gli umani e i meno umani.

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